.... ed ora vola, contro la pesantezza del mondo.

E' morto Claudio De Albertis.

Mi piace ricordarlo con un bellissimo articolo di  ANNACHIARA SACCHI per il Corriere della Sera.

L’uomo del progetto. Architettonico, culturale, imprenditoriale. Delle sfide urbanistiche, da combattere e vincere «rispettando le regole«, delle città da ripensare a misura d’uomo, dei talenti scoperti e delle grandi mostre. Claudio De Albertis, presidente della Triennale di Milano, il costruttore gentiluomo innamorato del design, dell’arte, dell’abitare inteso come un nuovo umanesimo, è scomparso ieri sera nella sua casa milanese. Aveva 66 anni, era malato da tempo ma non ha mai smesso di lottare. E di immaginare il futuro. Come sa chi ha partecipato agli ultimi consigli di amministrazione della Fondazione: De Albertis aveva già impostato la XXII Esposizione del 2019 e l’ampliamento della sede entro il 2023, anno del centenario dell’istituzione ambrosiana.

L’ingegnere appassionato pittura, scultura, di disegno industriale. E di costruzioni: laureato al Politecnico, aveva seguito l’impresa di costruzioni di famiglia, la Borio Mangiarotti, per poi diventare nel 1990 presidente della milanese Assimpredil e quindi dell’Ance nazionale. Ma era la Triennale il suo «palazzo» più caro: da cinque anni aveva dedicato le sue energie a fare della fondazione di viale Alemagna un punto di riferimento culturale internazionale. Lasciando in eredità ai milanesi, e al Paese intero, un’istituzione solida, sana, capace di attirare migliaia di visitatori, di anticipare le tendenze. Come con l’esposizione 21st Century. Design After Design: sei mesi (conclusi lo scorso 12 settembre) per discutere — in 19 sedi, con 23 mostre, centinaia di incontri, dibattiti, concerti, 39 progetti internazionali e oltre 500 mila presenze — di una nuova convivenza, di crisi economica, di globalizzazione. Per discutere «di uomini e donne», diceva il presidente, amato per la profonda umanità, stimato per la preparazione culturale che ha consentito di portare alla Triennale le opere di Piero Fornasetti, di organizzare importanti esposizioni sull’architettura e le infrastrutture, di ospitare nomi come Kenya Hara. Apprezzato per la capacità di capire e di stupirsi. Di coltivare passioni (prima di tutto la famiglia, i figli e la compagna, l’Inter, la corsa) e di riuscire a mettere insieme le tante anime di Milano, a destra e a sinistra.
La Camera ardente sarà allestita domani mattina alla Triennale. Un ultimo saluto a Claudio De Albertis, costruttore di visioni.